Come evitare la patrimoniale sui tuoi risparmi
Tasse sulle rendite finanziarie, patrimoniali sui risparmi, prelievi forzosi sul conto corrente. Il rischio esproprio è sempre alto in Italia. Come difendersi legalmente!
Obbligazioni ad alto rendimento
I tassi sui titoli di Stato, obbligazioni e conti deposito sono ai minimi. Rendimenti e rischi delle obbligazioni High yield. Quali le migliori?
Come dichiarare e pagare l'Ivafe
Dichiarazione fiscale delle attività finanziarie all'estero (inclusi conti correnti e forex). Come dichiarare l'Ivafe, il bollo sulle attività all'estero.
Quali tasse si pagano per i guadagni sul Forex?
Ci sono tasse sul Forex? Quali e come si pagano? Dall'Ivafe al capital gain, ecco come dichiarare e pagare al Fisco le tasse sul Forex.
Migliori conti correnti a zero spese
Classifica migliori conti correnti senza spese. Dove non si paga il bollo. Confronto banche online.
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lunedì 29 maggio 2023
Nuova tassazione e regolamentazione delle criptovalute 2023
Il Parlamento europeo ha votato definitivamente il regolamento Mica. Una volta entrato in vigore il regolamento, l’Esma dovrà emanare linee guida sulle condizioni e i criteri per qualificare i cripto- asset come strumenti finanziari entro 18 mesi data la difficoltà di qualificare questi ultimi.
Mica è un regolamento di massima armonizzazione, vincolante nella sua interezza e direttamente applicabile in tutti gli Stati membri. Persegue l’obiettivo di costruire una disciplina organica relativa a offerte al pubblico, all’ammissione alla negoziazione su una piattaforma di trading, alle transazioni e ai servizi relativi alle tipologie di criptoasset specificatamente previste.
venerdì 20 dicembre 2019
Dal 2020 estesa l'ivafe sui conti all'estero
Estesa l’Ivafe agli enti non commerciali.
Il disegno di legge di Bilancio 2020 licenziata
dal Senato e attualmente in fase di
approvazione alla Camera contiene l’annunciata
estensione dell’Ivie (imposta sul
valore degli immobili situati all’estero) e
dell’Ivafe (imposta sul valore dei prodotti
finanziari detenuti all’estero), oltre alle
persone fisiche, anche agli enti non commerciali
ed alle società semplici residenti
in Italia.
Vuoi sapere tutto su come dichiarare un conto all'estero, inclusi i conti trading dei broker forex, i bitcoin e il P2P Lending? Leggi questa guida ...
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sabato 10 agosto 2019
Come dichiarare al fisco i bitcoin e le criptovalute
Tra le attività di natura finanziaria detenute all’estero oggetto di indicazione nel quadro RW della dichiarazione dei redditi sono comprese anche le valute virtuali, in quanto assimilate, dall’amministrazione finanziaria, alle «valute estere» (interpello n. 956 -39/2018).
Il valore delle valute virtuali non è però soggetto a Ivafe (l’imposta sul valore delle attività finanziarie detenute all’estero) perché i borsellini elettronici (wallet) in cui sono custodite non sono, sul piano giuridico, né depositi né conti correnti bancari, né rappresentano un credito del titolare della valuta virtuale nei confronti del fornitore dei servizi funzionali alla conservazione delle valute stesse (il cosiddetto wallet provider).
lunedì 6 maggio 2019
Conto Banca N26 - cosa dichiarare al fisco
QUANDO NON LO DEVI DICHIARARE
Se gli unici soldi che hai all’estero sono quelli che hai messo su Banca N26, ci hai depositato meno di 5.000 euro in media, senza mai superare quota 15.000 euro neanche per un giorno, allora non lo devi dichiarare.
COSA INDICARE
Se hai superato i 5.000 euro di giacenza media o investito anche solo per un giorno oltre 15.000 euro su N26, o se non hai superato questi limiti con N26, ma hai altri prodotti finanziari all’estero e i complessivamente tra N26 e questi prodotti hai superato questi limiti (attenzione, anche Paypal è considerato un deposito all'estero), allora devi compilare il modulo RW. Devi indicare il valore medio di giacenza su N26 (la regola vale per conti correnti e libretti risparmio).
Se gli unici soldi che hai all’estero sono quelli che hai messo su Banca N26, ci hai depositato meno di 5.000 euro in media, senza mai superare quota 15.000 euro neanche per un giorno, allora non lo devi dichiarare.
COSA INDICARE
Se hai superato i 5.000 euro di giacenza media o investito anche solo per un giorno oltre 15.000 euro su N26, o se non hai superato questi limiti con N26, ma hai altri prodotti finanziari all’estero e i complessivamente tra N26 e questi prodotti hai superato questi limiti (attenzione, anche Paypal è considerato un deposito all'estero), allora devi compilare il modulo RW. Devi indicare il valore medio di giacenza su N26 (la regola vale per conti correnti e libretti risparmio).
sabato 26 maggio 2018
Calendario dichiarazione fiscale 2018
Leggi tutti i dettagli sulla dichiarazione fiscale 2018 dei conti all'estero, forex e bitcoin
Calendario fitto per modello e versamenti. Il primo acconto entro il 2 luglio, con lo 0,40% in più si ha tempo fino al 20 agosto Il calendario di quest’anno “sposta” in avanti diverse scadenze per la presentazione e i versamenti dei Redditi 2018, per l’anno 2017. Alcuni termini, infatti, cadono di sabato o in giorno festivo e, perciò, si spostano al primo giorno feriale successivo. Ad esempio, per il modello Redditi 2018 persone fisiche, la scadenza per la presentazione alla posta e per i versamenti del saldo 2017 e primo acconto 2018, è fissata al 30 giugno 2018 che, essendo sabato, slitta al 2 luglio 2018. Scade invece il 31 ottobre 2018 il termine per chi presenta il modello Redditi 2018 PF in via telematica.
Calendario fitto per modello e versamenti. Il primo acconto entro il 2 luglio, con lo 0,40% in più si ha tempo fino al 20 agosto Il calendario di quest’anno “sposta” in avanti diverse scadenze per la presentazione e i versamenti dei Redditi 2018, per l’anno 2017. Alcuni termini, infatti, cadono di sabato o in giorno festivo e, perciò, si spostano al primo giorno feriale successivo. Ad esempio, per il modello Redditi 2018 persone fisiche, la scadenza per la presentazione alla posta e per i versamenti del saldo 2017 e primo acconto 2018, è fissata al 30 giugno 2018 che, essendo sabato, slitta al 2 luglio 2018. Scade invece il 31 ottobre 2018 il termine per chi presenta il modello Redditi 2018 PF in via telematica.
giovedì 24 maggio 2018
Bitcoin e criptovalute da dichiarare al Fisco dal 2018 (per il 2017)
L'Agenzia delle Entrate ha chiarito in un recente interpello l'obbligo di dichiarare in RW il possesso dei Bitcoin, Ethereum, Ripple e delle altre criptovalute, oltre al pagamento delle tasse sulle eventuali plusvalenze da inserire nel quadro RT in caso di superamento delle soglie. Puoi vedere tutti i dettagli nel libro tassazione dei Bitcoin.
La detenzione di criptovalute e di token al di fuori dell’attività di impresa, comprese quelle derivanti dalla partecipazione ad Ico (Initial coin offering) generate da un cosiddetto «crowdsale», va sempre monitorata nel quadro Rw del modello Redditi Pf 2018, mentre ogni transazione in euro non «a pronti», anche generata da quell’attività, produce redditi da dichiarare al quadro Rt da assoggettare ad imposta sostitutiva del 26 per cento. Sono queste le conclusioni a cui è approdata l’agenzia delle Entrate (Dre Liguria) con la risposta all’interpello n. 903-47/2018.
La detenzione di criptovalute e di token al di fuori dell’attività di impresa, comprese quelle derivanti dalla partecipazione ad Ico (Initial coin offering) generate da un cosiddetto «crowdsale», va sempre monitorata nel quadro Rw del modello Redditi Pf 2018, mentre ogni transazione in euro non «a pronti», anche generata da quell’attività, produce redditi da dichiarare al quadro Rt da assoggettare ad imposta sostitutiva del 26 per cento. Sono queste le conclusioni a cui è approdata l’agenzia delle Entrate (Dre Liguria) con la risposta all’interpello n. 903-47/2018.
domenica 15 aprile 2018
Torna lo spettro della patrimoniale in Italia
L’Ocse torna a evocare la patrimoniale in due rapporti diffusi ieri sugli intrecci fra tassazione e disuguaglianza, e il dibattito italiano alle prese con l’attesa della complicata formazione di una maggioranza subito si infiamma.
Puntuale arriva il «no» dei proprietari immobiliari di Confedilizia, i quali ricordano che «in Italia una patrimoniale c’è già, si chiama Imu-Tasi, vale 21 miliardi all’anno e ha già provveduto ad annientare il settore immobiliare».
E la stessa Imu, quando è applicata sui capannoni e più in generale gli immobili delle aziende, «è una patrimoniale sulle imprese», come rilancia il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia che invece giudica «un grande valore una riforma fiscale che aiuta chi produce, il mondo del lavoro fatto di lavoratori e di imprese». Ma per avviare la macchina serve un governo che, aggiunge Boccia, deve «partire dai punti di convergenza programmatica prima ancora che dalle tattiche di chi deve fare il premier. L’accordo M5S-Lega sulla commissione speciale è un primo passo, ma bisogna capire i contenuti» a partire dalle intenzioni sul Def.
Sulla tassa delle ricchezze solleva obiezioni anche Carlo Cottarelli, direttore dell’Osservatorio sui conti pubblici della Cattolica, secondo il quale «una patrimoniale non si può escludere in una situazione di emergenza ma creerebbe problemi di liquidità perché sarebbe un aggiustamento troppo anticipato». Favorevole invece la Cgil, che ricorda di avanzare «da tempo la proposta di una patrimoniale perché può ridurre le disuguaglianze sociali». In effetti il legame tra fisco e disuguaglianze è il cuore dei due report Ocse, dedicati alle «tasse sulla ricchezza netta» e alla «tassazione dei risparmi domestici».
Ma l’analisi proposta nei documenti è un po’ più articolata rispetto a una proposta secca di patrimoniale, e non è rivolta direttamente all’Italia. Il punto di partenza è doppio. La crisi economica ha aumentato le disuguaglianze, e la forbice si allarga in modo più drastico che sui redditi. Su questi presupposti, i tecnici dell’Ocse spiegano che nel frattempo è parecchio scesa la fortuna delle patrimoniali, applicate in 12 Paesi dell’Organizzazione nel 1990 e oggi presente solo in quattro casi.
Ma secondo il report una tassazione patrimoniale può tornare utile «dove l’imposta sui redditi personali è relativamente bassa», mentre sono «alti i livelli di disuguaglianza nella ricchezza». Ma come si colloca l’Italia rispetto a questi due parametri di fondo?
L’Irpef non è particolarmente leggera in rapporto alle medie dei paesi occidentali, mentre la disuguaglianza italiana è elevata e aggravata dalla crisi, ma non è ai vertici in Europa. Nel nostro Paese il 43% della ricchezza è nelle mani del 10% della popolazione, ma la stessa quota di francesi accumula il 51% dei beni e in Germania si arriva al 56 per cento. La disparità italiana è in aumento soprattutto dal lato della povertà, come mostra il magro 0,3% dei beni nella disponibilità del 20% della popolazione.
E nel confronto internazionale i buchi del fisco italiano si concentrano sulla franchigia per l’imposta di successione e sull’esenzione Imu dell’abitazione principale, mentre le clausole sugli aumenti Iva già scattate peggiorano il quadro e quelle che ancora pendono rischiano di aggravarlo ulteriormente. Per migliorare l’uguaglianza del sistema fiscale, poi, l’Ocse propone la sostituzione delle deduzioni su previdenza privata e interessi sui mutui con crediti d’imposta, che possono essere utilizzati anche da chi ha redditi troppo bassi per poter sfruttare gli sconti attuali. Ma senza un governo, ovviamente, il dibattito rimane confinato nelle ipotesi di studio.
Per proteggerti da una patrimoniale, è sempre valido il vecchio rimedio: valuta l'apertura di un conto in Svizzera.
E la stessa Imu, quando è applicata sui capannoni e più in generale gli immobili delle aziende, «è una patrimoniale sulle imprese», come rilancia il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia che invece giudica «un grande valore una riforma fiscale che aiuta chi produce, il mondo del lavoro fatto di lavoratori e di imprese». Ma per avviare la macchina serve un governo che, aggiunge Boccia, deve «partire dai punti di convergenza programmatica prima ancora che dalle tattiche di chi deve fare il premier. L’accordo M5S-Lega sulla commissione speciale è un primo passo, ma bisogna capire i contenuti» a partire dalle intenzioni sul Def.
Sulla tassa delle ricchezze solleva obiezioni anche Carlo Cottarelli, direttore dell’Osservatorio sui conti pubblici della Cattolica, secondo il quale «una patrimoniale non si può escludere in una situazione di emergenza ma creerebbe problemi di liquidità perché sarebbe un aggiustamento troppo anticipato». Favorevole invece la Cgil, che ricorda di avanzare «da tempo la proposta di una patrimoniale perché può ridurre le disuguaglianze sociali». In effetti il legame tra fisco e disuguaglianze è il cuore dei due report Ocse, dedicati alle «tasse sulla ricchezza netta» e alla «tassazione dei risparmi domestici».
Ma l’analisi proposta nei documenti è un po’ più articolata rispetto a una proposta secca di patrimoniale, e non è rivolta direttamente all’Italia. Il punto di partenza è doppio. La crisi economica ha aumentato le disuguaglianze, e la forbice si allarga in modo più drastico che sui redditi. Su questi presupposti, i tecnici dell’Ocse spiegano che nel frattempo è parecchio scesa la fortuna delle patrimoniali, applicate in 12 Paesi dell’Organizzazione nel 1990 e oggi presente solo in quattro casi.
Ma secondo il report una tassazione patrimoniale può tornare utile «dove l’imposta sui redditi personali è relativamente bassa», mentre sono «alti i livelli di disuguaglianza nella ricchezza». Ma come si colloca l’Italia rispetto a questi due parametri di fondo?
L’Irpef non è particolarmente leggera in rapporto alle medie dei paesi occidentali, mentre la disuguaglianza italiana è elevata e aggravata dalla crisi, ma non è ai vertici in Europa. Nel nostro Paese il 43% della ricchezza è nelle mani del 10% della popolazione, ma la stessa quota di francesi accumula il 51% dei beni e in Germania si arriva al 56 per cento. La disparità italiana è in aumento soprattutto dal lato della povertà, come mostra il magro 0,3% dei beni nella disponibilità del 20% della popolazione.
E nel confronto internazionale i buchi del fisco italiano si concentrano sulla franchigia per l’imposta di successione e sull’esenzione Imu dell’abitazione principale, mentre le clausole sugli aumenti Iva già scattate peggiorano il quadro e quelle che ancora pendono rischiano di aggravarlo ulteriormente. Per migliorare l’uguaglianza del sistema fiscale, poi, l’Ocse propone la sostituzione delle deduzioni su previdenza privata e interessi sui mutui con crediti d’imposta, che possono essere utilizzati anche da chi ha redditi troppo bassi per poter sfruttare gli sconti attuali. Ma senza un governo, ovviamente, il dibattito rimane confinato nelle ipotesi di studio.
Per proteggerti da una patrimoniale, è sempre valido il vecchio rimedio: valuta l'apertura di un conto in Svizzera.
mercoledì 21 febbraio 2018
Investimenti esteri in RW - istruzioni
L’obbligo di compilazione del quadro RW non concerne qualsiasi investimento ed attività estera di natura finanziaria, ma solo quelli potenzialmente idonei a produrre redditi di fonte estera imponibili in Italia. A queste conclusioni è giunta la Ctr Veneto con la sentenza 70/2/2018 (presidente Russo, relatore Lapiccirella).
L’agenzia delle Entrate aveva contestato a due coniugi di non aver dichiarato nelle rispettive dichiarazioni una somma depositata in un conto corrente cointestato acceso presso una banca francese.
domenica 10 dicembre 2017
Resiste il segreto bancario svizzero
I clienti residenti in Svizzera delle banche presenti nella Confederazione potranno continuare a beneficiare del segreto bancario. Il consiglio nazionale ha infatti accolto una mozione (con 120 voti a favore e 64 contrari) in tal senso e chiesto così al consiglio federale di abbandonare definitivamente la prevista revisione del diritto penale fiscale. Questa decisione dovrebbe portare al ritiro del referendum "Sì alla protezione della sfera privata", che vuole consolidare il segreto bancario nella Costituzione per i clienti delle banche residenti nella Confederazione e che era stata lanciata nel 2014 per contrastare i progetti dell'allora ministro delle finanze Eveline Widmer-Schlumpf ed evitare che i cantoni possano esigere dagli istituti di credito informazioni su un cliente sospettato di sottrazione fiscale. Il segreto bancario decade quindi, come oggi, solo in caso di frode.
Diverso ovviamente il caso per i non residenti per cui valgono le nuove regole internazionali, come riportato nella guida al Conto in Svizzera.
Diverso ovviamente il caso per i non residenti per cui valgono le nuove regole internazionali, come riportato nella guida al Conto in Svizzera.
lunedì 6 novembre 2017
Tasse sugli immobili in Spagna e all'estero
Gli obblighi da tenere in considerazione
per un acquisto immobiliare
di natura residenziale in Spagna sono
connessi al momento dell’acquisto
dell’unità immobiliare, della detenzione
della stessa e dell’eventuale dismissione,
con l’avvertenza di verificare bene presso
la comunità autonoma ove si desidera
procedere all’acquisto, possibilmente
con professionisti qualificati, eventuali
aspetti particolari.
In generale e sotto il primo profilo, le
imposte (indirette) sono, alternativamente,
l’Iva (impuesto sobre el valor
anadido) e l’Itp & Ajd (impuesto sobre
transmisiones patrimoniales y actos jurìdicos
documentatos), a seconda che la
vendita riguardi immobili nuovi (in genere,
soggetti Iva in fase di prima cessione)
ovvero usati (di regola soggetti privati ).
domenica 29 ottobre 2017
I rischi per l'Italia. Nuove tasse e Btp ridotti?
Segnati la cifra: 20,4 miliardi di euro. Questo è l’ammontare della nuova finanziaria con 9,5 miliardi di risorse in più che derivano da tagli di spesa e lotta all’evasione fiscale e 10,9 miliardi di maggiori uscite non coperte da altrettante entrate (cioè di deficit). Di questi 20,4 miliardi quasi 16 servono per evitare l’aumento dell’Iva già previsto per il 2018, il resto finanzierà sgravi fiscali alle imprese che assumono giovani, aumenti di stipendio dei dipendenti statali e via dicendo.
lunedì 11 settembre 2017
Il conto corrente estero paga l’Ivafe e va dichiarato
Facendo un viaggio in Spagna quest’estate ho visto, dalla pubblicità di alcune famose ed importanti banche spagnole, che gli interessi corrisposti per l'attivazione del semplice conto corrente o conto deposito, sono molto più alti che in Italia.
Essendo un cittadino europeo, volevo sapere se fosse possibile aprire un conto in una banca spagnola e beneficiare degli interessi maggiori sul conto.
martedì 22 agosto 2017
Come correggere la voluntary disclosure
Nella fase attuativa emergono situazioni non affrontate specificamente dalla prassi ufficiale, ma risolvibili in base ai principi generali.
Nuova chance
È capitato che il contribuente abbia perfezionato la procedura di collaborazione volontaria internazionale nel 2015 facendo emergere partecipazioni in Paesi a fiscalità privilegiata senza avvedersi di aver violato le disposizioni sulla tassazione separata per trasparenza dei redditi delle società controllate estere (articolo 167 del Testo unico). La procedura di collaborazione potrebbe essere estesa anche a società italiane che detengono partecipazioni nella società estera controllata.
lunedì 5 giugno 2017
Dichiarazioni in RW dei conti all'estero
Effetto voluntary disclosure sulle dichiarazioni dei redditi degli italiani. O, almeno, sul quadro RW, in cui vanno indicati gli asset detenuti oltreconfine. I conti correnti e i depositi esteri sono quintuplicati tra l’anno d’imposta 2013 e il 2015 (dichiarazioni 2016), per un controvalore che è balzato da 11 a 53,7 miliardi di euro. Le attività finanziarie, invece, sono quadruplicate e i beni materiali aumentati del 35 per cento. Più contenuta l’emersione dei beni immobili (+14%), forse perché si tratta di beni più difficili da occultare o forse perché non sono l’investimento preferito degli evasori internazionali.
martedì 9 maggio 2017
Capitali all'estero e Ivafe - dichiarazione fiscale 2017
Maggio, mese di dichiarazione fiscale. Da pochi giorni è possibile confermare il modello 730 o il modello Redditi (ex Unico) precompilato. Ma se hai un conto corrente, o in generale capitali all'estero, dovrai sicuramente fare alcune modifiche visto che, almeno per ora, la segnalazione delle banche e degli intermediari finanziari esteri non alimenta il modello precompilato.
Vediamo quindi cosa devi fare per metterti in regola con il fisco italiano.
Vediamo quindi cosa devi fare per metterti in regola con il fisco italiano.
lunedì 8 maggio 2017
Cambiano le regole fiscali per i frontalieri con la Svizzera
Tutta questione di chilometri. Per definire il «lavoratore frontaliero›› il Fisco
italiano, discostandosi dalla definizione comunitaria prevista dall°art. 1,
lettera b) del regolamento n. 1408/71/CEE, sceglie un parametro puramente
«geografico››. Il regolamento Cee, attualmente vigente, usando termini più
generici, ricomprende nel concetto di lavoratore frontaliero, «qualsiasi
lavoratore subordinato o autonomo che esercita una attività professionale nel
territorio di uno Stato membro e risiede nel territorio di un altro Stato membro
dove di massima, ritorna ogni giorno o almeno una volta a settimana››.
Diversamente, con la recente risoluzione n. 38 del 28 marzo 2017, il Fisco facendo riferimento al limite dei 20 km, delimita, almeno per quanto attiene i rapporti con la Svizzera, la definizione di frontaliero in termini geografici, restringendo la definizione ai soli residenti nei comuni della «fascia di confine›› e discriminando oggettivamente i lavoratori residenti appena oltre i 20 km dal territorio elvetico.
Diversamente, con la recente risoluzione n. 38 del 28 marzo 2017, il Fisco facendo riferimento al limite dei 20 km, delimita, almeno per quanto attiene i rapporti con la Svizzera, la definizione di frontaliero in termini geografici, restringendo la definizione ai soli residenti nei comuni della «fascia di confine›› e discriminando oggettivamente i lavoratori residenti appena oltre i 20 km dal territorio elvetico.
martedì 12 maggio 2015
Come si calcola il bollo sul conto corrente–esempi
Il bollo sul conto corrente Sul conto corrente grava un’imposta di bollo di 34,2 euro all’anno – leggi bene: conto corrente, quindi quello che usi per ricevere lo stipendio e pagare le bollette; il bollo sul conto deposito, quello che usi come salvadanaio per far fruttare i soldi, ha regole diverse e le vediamo dopo. Devi pagare questa imposta, però, solo se in media hai lasciato sul conto più di 5.000 euro. Facciamo degli esempi.
lunedì 20 aprile 2015
Il bollo sul conto deposito e sul conto titoli
L’imposta di bollo che paghi sul conto deposito e sul conto titoli – i prodotti sono considerati uguali ai fini dell’imposta di bollo – è pari allo 0,2 % annuo, calcolato sul valore dei soldi nel conto deposito o sul valore di mercato dei titoli nel conto titoli al momento dell’invio dell’estratto conto. Non vale, quindi, la media del valore degli investimenti nell’arco del periodo coperto dall’estratto conto. Il bollo non si paga solo se nel periodo coperto dall’estratto conto il deposito titoli o il conto deposito sono rimasti vuoti e non movimentati.
Ecco gli esempi pratici per capire bene come si applicano queste regole – gli esempi sul conto deposito valgono esattamente anche per il conto titoli e viceversa.
Ecco gli esempi pratici per capire bene come si applicano queste regole – gli esempi sul conto deposito valgono esattamente anche per il conto titoli e viceversa.
venerdì 17 aprile 2015
Segreto bancario svizzero addio. Come difendersi
Segreto bancario addio. Tanto tuonò che alla fine piovve! La Svizzera ha firmato la resa con Roma, manca solo la ratifica dei due Parlamenti. L’accordo tra il Ministro dell’economia e delle finanze Pier Carlo Padoan, e il Capo del Dipartimento federale delle finanze Eveline Widmer-Schlumpf è stato sottoscritto. Una volta ratificato l’accordo, le autorità italiane potranno chiedere informazioni alla Svizzera e lo potranno fare retroattivamente fin dal 23 febbraio scorso, giorno della firma dell’accordo, anche se per ora non vi è nulla di automatico.
venerdì 10 aprile 2015
Come non pagare il bollo sul conto
Tutto nasce da come è scritta la legge che regola l’imposta di bollo su conti deposito (il “salvadanaio” dei tuoi soldi) e deposito titoli (dove hai azioni, obbligazioni, Etf…): non si guarda la media del valore degli investimenti, ma solo il valore puntuale al momento dell’invio dell’estratto conto. Se svuoti il conto deposito prima dell’invio dell’estratto conto, di fatto non paghi il bollo!
Ecco un esempio.
Un semplice giroconto alla faccia del fisco Tizio ha 100.000 euro sul Conto arancio da tanti anni. Lascia questa cifra in deposito anche al 31 dicembre, momento in cui Ing manda l’estratto conto. Tizio paga al fisco 200 euro di bollo – lo 0,2 % annuo di 100.000 euro. Anche Caio – è un nostro abbonato – ha 100.000 sul Conto arancio da tanti anni. Il 29 dicembre, però, fa un bel giroconto di tutti i suoi soldi sul Conto corrente arancio. Al 31/12 sul Conto arancio non ha più niente – il giroconto ha come data valuta lo stesso giorno dell’ordine – ed è quindi su 0 che si applicherà il bollo dello 0,2 %. Caio paga, dunque, solo 1 euro di bollo allo Stato – il minimo previsto. Il 2 gennaio – il 1° non ci pensa dopo le feste del capodanno – rigira i soldi sul Conto arancio.
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