mercoledì 9 novembre 2016

La fregatura dei diamanti in banca

Essendo interessante per le migliaia di risparmiatori italiani che hanno acquistato un diamante in banca, riporto di seguito un articolo sull'argomento tratto da Plus24 (settimanale del sabato del Sole 24 Ore).

Se nel 1953 Marilyn Monroe cantava «i diamanti sono i migliori amici di una ragazza», sessant’anni dopo per Rihanna occorre «brillare come diamanti». Il tempo non cambia queste pietre preziose e non ne intacca l’appeal che, generazione dopo generazione, da sempre non lascia indifferenti signore e signori. Ma c’è una differenza fondamentale tra il fine di chi le compra come gioielli e di chi intende, invece, utilizzarle come investimento per diversificare il proprio portafoglio.


In questo caso, la fascinazione rischia di far perdere di vista le caratteristiche fondamentali, che non sono solo le canoniche «quattro C» anglosassoni ovvero carat (peso), colour (colore), clarity (purezza) e cut (taglio). A queste, da almeno due anni, raccomandiamo di aggiungere anche una p, quella di prezzo, una q, quella di quantità, una r, quella di rivendita, una s, quella di sicurezza, e una t, quella di trasparenza.

Lunedì scorso, 17 ottobre, il mercato dell’investimento in diamanti è stato messo sotto la lente anche dalla puntata di Report, il programma di inchiesta di Rai3. A Plus24 fa piacere che anche la trasmissione si sia occupata del tema: perché per primo proprio questo settimanale, sin dal 22 novembre 2014, poi ancora una settimana dopo, ma anche il 10 settembre e il 15 ottobre scorsi ha messo in guardia i risparmiatori troppo «frettolosi» nell'aderire a offerte di investimento in diamanti tramitate dalle reti degli sportelli di molte banche italiane.

Il mercato dei diamanti da investimento, che negli ultimi anni ha avuto un vero boom, non è vigilato: lo scriveva Plus24 del 29 novembre 2014 sotto il titolo «Serve una legge per i diamanti». Chiedevamo norme come quelle del 17 gennaio 2000 che disciplinano il mercato dell’oro da investimento e i suoi intermediari. La Consob, con la comunicazione 13038246 del 6 maggio 2013, ha spiegato che l’acquisto di diamanti — anche in banca — non si considera «investimento finanziario» ma è un investimento qualsiasi. Se nel contratto non sono indicati un rendimento (l’eventuale guadagno alla rivendita non è rendita finanziaria ma semplice plusvalenza) oppure un impegno o patto di riacquisto (ma solo disponibilità a rivendere le pietre entro data certa) né Consob né Bankitalia possono vigilare.

Questo settimanale già due anni or sono avvisò che i prezzi delle pietre spesso non sono trasparenti ma «autoprodotti» e spacciati per dati ufficiali, come pure che il diamante è da sempre «strumento di transazioni che spesso sconfinano nel riciclaggio». Ben venga, dunque, chiunque si unisce alla richiesta di Plus24 di regole certe per questo settore che oggi è un Far West nel quale operano anche intermediari opachi. I risparmiatori ricordino: perché l’investimento sia oculato, tra le caratteristiche dei diamanti occorre verificare la p (prezzi non «autoprodotti» ma certificati da fonti diverse dal produttore, non semplicemente millantati come tali su inserzioni pubblicitarie); la q (quantità non eccessive in portafoglio); la r (rivendita chiara rispetto agli oneri da sostenere); la s (sicurezza nella conservazione). Ma soprattutto la t: la trasparenza, non solo delle pietre, ma delle commissioni incamerate dalle banche che «tramitano» gli ordini allo sportello. Per non scoprire troppo tardi di essere rimasti abbagliati dalle sfaccettature delle pietre, in assenza delle sfaccettature delle regole.

I diamanti sono un bene rifugio e possono essere un ottimo investimento. Ma occorre conoscerli ed evitare di strapagarli in banca, come scritto nella guida Investire in Diamanti.

1 commento:

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